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Nesta e l'Italia: da difensore a tifoso speciale

Redazione Lombardia Calcio
Nesta e l'Italia: da difensore a tifoso speciale

Il campione del mondo guarda da casa: Nesta tifosissimo degli azzurri

Ci sono vittorie che sanno di qualcosa di più di tre punti. La rimonta dell'Italia nella semifinale del playoff contro l'Irlanda del Nord ha fatto battere forte il cuore a milioni di italiani, ma forse a nessuno quanto ad Alessandro Nesta. Il leggendario difensore romano, bandiera della Serie A e icona del calcio italiano nel mondo, ha seguito la partita con la stessa apprensione di qualsiasi tifoso comune, salvo poi tirare un sospiro di sollievo nel secondo tempo quando gli azzurri hanno trovato la via del gol.

Intervistato da Sky Sport dopo il fischio finale, Nesta non ha nascosto di aver vissuto momenti di autentica preoccupazione durante la prima frazione di gioco, quando la squadra di Mancini faticava a trovare la chiave giusta per scardinare il blocco basso nordirlandese. Una tensione comprensibile per chi, in campo, ha sempre avuto la situazione sotto controllo con quella sua eleganza difensiva inimitabile.

Zambrotta e il ricordo di un'Italia che sapeva segnare da ogni zona del campo

Nel corso dell'intervista, Nesta ha evocato il sodalizio con Gianluca Zambrotta, compagno di mille battaglie sia in maglia azzurra che alla Juventus prima e al Milan poi. Un riferimento che profuma di 2006, di quel Mondiale tedesco che rimane scolpito nella memoria collettiva del calcio italiano. Due giocatori nati come difensori o esterni che sapevano però rendersi pericolosi anche in fase offensiva, contribuendo con gol e assist pesanti nelle competizioni internazionali. Un calcio totale, quello della generazione d'oro azzurra, che oggi viene rimpianto da molti appassionati.

Il contesto storico è fondamentale per capire il peso delle parole di Nesta. Quella Nazionale era costruita su una difesa granitica — con lui, Cannavaro, Zambrotta e Grosso — capace di subire pochissimi gol per tutta la durata del torneo. Un modello difensivo che ha fatto scuola in tutta Europa e che ancora oggi viene studiato nelle accademie calcistiche. La Serie A di quegli anni era il campionato più competitivo al mondo, e i suoi protagonisti portavano quella mentalità vincente anche in Nazionale.

C'è però una nota amara nelle parole dell'ex difensore: per impegni personali o professionali, Nesta non potrà assistere alla finale di martedì, privandosi così del piacere di vivere in diretta l'atto conclusivo del percorso playoff azzurro. Un appuntamento che tutta l'Italia attende con trepidazione e che potrebbe valere qualcosa di enormemente importante per il futuro del calcio nostrano.

L'analisi della redazione

Dalla redazione di Lombardia Calcio osserviamo con interesse come le voci dei campioni del passato continuino ad avere un peso specifico nel racconto del calcio italiano. Nesta non è un opinionista qualunque: è un uomo che ha vissuto sulla propria pelle le pressioni delle grandi competizioni internazionali, e la sua preoccupazione per il primo tempo azzurro suona come una valutazione tecnica prima ancora che emotiva. Il fatto che persino lui, abituato a scenari da brivido, si sia innervosito guardando l'Italia faticare contro l'Irlanda del Nord dice molto sulla difficoltà della serata. La qualificazione alla finale, dunque, va letta come un risultato di carattere oltre che di qualità, e il rimpianto di Nesta per non poter esserci martedì è, in fondo, il rimpianto di tutti noi.

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